Job crafting: diventare artigiano del tuo lavoro per il benessere e la soddisfazione personale

Lavoro monotono, assenza di stimoli, motivazione sotto i tacchi: ti suona  familiare? L’insoddisfazione sul lavoro è una problematica comune; le cause sono molte e diverse per ognuno, quello che rimane costante però è il desiderio di lavorare con maggiore felicità e ottenere migliori risultati.

Non tutti hanno la fortuna di fare il lavoro dei propri sogni, certo e non sempre cambiare lavoro è possibile, senza contare che, anche cambiando mansione o posto di lavoro, potremmo ricadere nelle medesime dinamiche. Che fare allora? Rassegnarsi a una vita professionale deludente? Esiste un’alternativa e si chiama job crafting. Vediamo di cosa si tratta e quali sono i vantaggi di essere “artigiano del proprio lavoro”.

Job crafting: definizione

“Se non puoi cambiare il avoro, di certo puoi cambiare il modo in cui tu lo svolgi”: ecco l’essenza del Job Crafting.

Il job Crafting è un processo grazie al quale il lavoratore, di sua iniziativa, modifica il modo in cui si approccia al proprio lavoro.  Si tratta di un tema reso molto attuale nel job da molti studi sociologici e psicologici, basati su un concetto semplice ma essenziale: più la persona è compatibile con il contesto in  cui lavora, più aumenterà  la sua soddisfazione e quella dell’organizzazione nel complesso, con ricadute di miglioramento delle performance. Essere artigiano del proprio lavoro significa agire proattivamente per migliorarlo, attraverso l’adozione di comportamenti per ” rendere il proprio lavoro più soddisfacente e coerente con le proprie inclinazioni ed  abilità (Slemp e Vella–Brodrick, 2014). Attenzione: questa spinta al miglioramento riguarda tutti i lavoratori di ogni , non solo i manager. Facciamo un esempio concreto, partendo da uno studio di un team di ricercatori universitari della Yale School of Management. L’indagine ha interessato un campione di addetti alle pulizie di un ospedale statunitense ai quali era chiesto di esprimersi sul senso del loro mestiere per rilevare il livello di soddisfazione. Alcuni degli intervistati risposero che svolgevano quella professione solo perché lo consideravano un modo per guadagnare qualcosa; altri lo definivano significativo e importante. Il primo gruppo di intervistati, si limitava a fare quello che c’era da fare, non senza un certo fastidio, mentre il secondo prendeva iniziative non strettamente richieste da contratto, come accompagnare i visitatori nelle stanze o chiacchierare coi pazienti. Il secondo, è un gruppo di job crafter: persone capaci di inserire nel lavoro, per quanto routinario e poco ambito, passione e qualità personali, come l’empatia, col risultato di nobilitare di molto un mestiere gravoso e renderlo molto più soddisfacente.

Come fare job crafting

Il job crafting inizia quando la persona modifica il come lavora, facendo dei cambiamenti rispetto ai  propri compiti, e alle  sue relazioni sul lavoro.  Questo avviene attraverso l’insieme dei cambiamenti che i dipendenti fanno per bilanciare le richieste lavorative con le proprie abilità e bisogni. Si tratta di cambiamenti volti a uniformare il lavoro da svolgere con le caratteristiche della persona, arrivando a trasformare il significato stesso del proprio lavoro. Job crafting significa evolversi attraverso la personalizzazione  e l’intraprendenza: piccoli passi che però portano a cambiamenti decisivi.  Per spiegare come funziona il job crafting in pratica, facciamo l’esempio di Maria. Maria lavora come segretaria in una piccola azienda. Maria ama molto pianificare gli appuntamenti del suo capo e telefonare a clienti e fornitori, ma non sopporta gestire la corrispondenza e rispondere al fiume di email giornaliere che riceve e che ha il compito di smistare e processare. Dopo diverso tempo in cui Maria sbuffa e va al lavoro irritata ogni mattina, escogita un sistema: si dedica alle e-mail appena arrivata in ufficio, quando ancora non è stressata e dedica il pomeriggio alle attività che più preferisce.  Certo, Maria gode di una buona dose di autonomia, può liberamente scegliere come e quando svolgere le varie mansioni a differenza di Piero che fa il cassiere in un piccolo negozio di alimentari. Il suo compito è passare gli oggetti sul nastro e battere gli scontrini. Il job crafting non è applicabile a Piero?

Con il JC dei compiti aumenti o diminuisci il numero delle tue incombenze, cambi la maniera di affrontarle e intervieni sul tempo e sulle energie dedicati», illustra il dottor Pugliese.

«In genere scatta inconsciamente grazie all’esperienza accumulata e alla ripetitività di certe mansioni, come nel caso della commessa di cui sopra: a furia di ripiegare capi, trova una tecnica che le permette di ottenere gli stessi risultati in meno tempo.

Un altro esempio? Un’impiegata di un ufficio commerciale si sente oppressa dalla corrispondenza burocratica, mentre ama il contatto personale con i clienti. Per alleggerire le sue giornate, decide di sbrigare i compiti stressanti al mattino – momento in cui è più riposata e carica – programmando quelli più piacevoli e gratificanti per il pomeriggio».

Certo, affinché tutto questo possa accadere, la commessa e l’impiegata devono godere di una certa libertà. Eccoci dunque a un nodo fondamentale: spesso il JC dei compiti è attuabile solo se il contesto lo permette, in pratica se i cambiamenti non entrano in conflitto con le procedure e/o con l’immagine dell’azienda, e se i superiori sono d’accordo.

Per intenderci: chi opera in una catena di fast-food non può preparare i panini a modo suo; fortunatamente, però, può riprogettare il suo lavoro agendo a livello della percezione ma lo vedremo dopo).

«A proposito del benestare dei capi, devi tenere presente che spesso le aziende non incentivano gli interventi autonomi dei dipendenti per paura che si creino intoppi e conflitti interpersonali», riprende lo psicologo.

«In realtà, un lavoratore che sente di avere un margine di indipendenza e si impegna ad apportare dei cambiamenti, molte volte raggiunge risultati positivi non solo per sé, ma anche per l’impresa. Se i suoi referenti gli riconoscono tutto ciò, la sua motivazione cresce e di conseguenza la percezione di autonomia viene rafforzata, dando vita a un circolo virtuoso di innovazioni dal basso benefico per tutti.

Vuoi superare la diffidenza dei piani alti? Non nascondere i tuoi propositi di evoluzione. Confrontati con i tuoi referenti e, se necessario, pure con i colleghi: se ti mostri preparata e determinata – ma non aggressiva – probabilmente otterrai il loro appoggio».

L’importanza delle relazioni

«Cambiare la natura e l’entità delle relazioni che si tessono sul posto di lavoro è lo scopo del JC delle relazioni. Attenzione: non significa diventare amica di tutti ma, per esempio, avvicinarti a chi ti può insegnare qualcosa, connetterti con chi ti rallegra, essere presente per chi ha bisogno di aiuto e perciò ti fa sentire utile.

Oltre, ovviamente, prendere le distanze da chi ti disprezza, danneggia o invidia. Oggi tutto ciò è concretizzabile grazie alla tecnologia: con WhatsApp, sms ed email comunichi in modo istantaneo, chiedi e fofri aiuto con più disinvoltura, ti confronti fuori dall’orario canonico, ma anche eviti di interagire fisicamente con persone sgradevoli. Il consiglio è di non limitarti a  rivedere i rapporti con i colleghi e i superiori, ma considerare anche altri soggetti.

Un esempio al riguardo arriva da uno studio statunitense che documenta i progressi fatti da alcuni addetti alle pulizie ospedaliere, decisi a dare una svolta a un lavoro alienante provando a interagire con i pazienti e le loro famiglie.

Chiacchierando con i ricoverati, conoscendoli per nome, facilitando per quanto possibile il contatto con i parenti, questi lavoratori sono riusciti a dare un senso più ampio alla propria posizione e a incrementare motivazione e soddisfazione», racconta il dottor Pugliese.

L’ultimo livello: la percezione 

Il JC della percezione è mentalmente più complesso dei precedenti ma socialmente più semplice, perché non richiede né la partecipazione né l’approvazione di altri.

Si tratta infatti di modificare come percepisci e interpreti i tuoi compiti, le relazioni o il lavoro in senso globale. «Pensa a due colleghi, con la stessa mansione, ai quali viene chiesto “Di che cosa ti occupi?”», esemplifica il nostro esperto. «Il primo, focalizzandosi solo sul suo ruolo, risponde “Trasporto pietre”.

Il secondo, che ha una visione più ampia, dice “Contribuisco alla costruzione di un edificio”, il che dà un significato molto diverso al gesto quotidiano di trasportare pietre. Mettendo in pratica il JC della percezione, puoi smettere di pensare come il primo uomo e iniziare a ragionare come il secondo.

In altre parole, diventi consapevole che il tuo ruolo è compreso in uno scopo più grande e riesci a sopportarne meglio gli aspetti negativi. Per esempio, sei una collaboratrice scolastica e ti definisci “quella che pulisce dove gli altri continuano a sporcare”?

Prova a ri-vederti come “la persona che provvede a spazi puliti e ordinati, dove insegnare e imparare è più piacevole”. È verosimile che questo scatto mentale ti porti ad avvicinarti agli studenti e ai docenti in maniera nuova, magari meno infastidita e più empatica e, pertanto, anche ad aggiustare i tuoi compiti (per esempio, potresti organizzarti per stare in mezzo ai ragazzi durante la ricreazione).

Già, perché i tre livelli su cui agisce il JC sono interdipendenti, ovvero: l’uno tira l’altro. Basta avere il coraggio di iniziare da qualche parte».

 

Di quali cambiamenti stiamo parlando?  dei loro compiti, ad esempio ampliando direzione di ampliare il proprio posto di lavoro per includere ulteriori responsabilità, ma anche nella direzione di restringere il posto di lavoro al minimo necessario per ottenere il lavoro fatto

Il Job Crafting influenza anche il lavoro dell’individuo in squadra, in quanto gli individui per svolgere il proprio lavoro instaurano delle relazioni, perché le sentono indispensabili per la riuscita del lavoro stesso.

work engagement di gruppo ed individuale migliorando, conseguentemente, le
performance sul lavoro (Figura 1).
Per work engagement si intende una condizione mentale di coinvolgimento e passione per il lavoro caratterizzata
da vigore, dedizione e assorbimento. Si può parlare, pertanto, di work engagement in riferimento a coloro che sul
lavoro si sentono energici, pienamente coinvolti e concentrati su proprio compito. I risultati di ricerche passate
offrono supporto allo studio di Tims, Bakker, Derks e van Rhenen, affermando che il work engagement tende a
migliorare quando le risorse disponibili sono adeguate alle esigenze provenienti dai compiti e quando si ha la
possibilità di impegnarsi in attività stimolanti ed interessanti (Bakker, 2011; Halbesleben, 2010). Quindi, interventi di
job crafting che favoriscono un’adeguata disponibilità di risorse e creano nuove job demand sfidanti riducendo
quelle critiche, migliorano il work engagement, cosicchè un lavoratore si sentirà più energico, coinvolto e