Lombardia, incentivi circolari: domande entro il 5/11/2026

Scattano ad ottobre 2026 i termini per partecipare agli incentivi alle piccole e medie imprese della Lombardia impegnate nel riciclo e valorizzazione dei materiali delle filiere della plastica, delle pile, dei Raee, del tessile e del fosforo. La pubblicazione del bando regionale chiamato “Ri.Circo.Lo.” nel luglio 2026 arriva in attuazione dei criteri generali dell’agevolazione approvati dalla Regione con la delibera 4 maggio 2026, n. XII/6119. Il budget è di 7 milioni di euro a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale 2021-2027. Le disposizioni attuative sono allegate al decreto dirigenziale 7 luglio 2026, n. 9121. Le domande si presentano solo per via telematica attraverso il portale regionale “Bandi e servizi” dal 6 ottobre al 5 novembre 2026. Gli interventi che godono delle sovvenzioni a fondo perduto sono divisi in quattro aree. Nella prima ricadono le aziende dei settori delle plastiche, delle gomme, dei materiali polimerici in generale e del tessile. I progetti sono rivolti alla modifica dei processi produttivi diretti a: riutilizzo di imballaggi a fine vita; allungamento del ciclo di vita dei beni; realizzazione di imballi con minore uso di materiali; riduzione o riuso degli scarti di produzione; introduzione di materiali derivanti da prodotti “End of waste”; realizzazione di prodotti più facilmente riciclabili.

La seconda area di attività finanziabili riguarda le apparecchiature elettriche ed elettroniche inclusi i pannelli fotovoltaici, e le batterie. Ad essere finanziata la riprogettazione dei beni per facilitarne riparazione, il riciclaggio o per sostituire una materia prima critica con un altro materiale. Agevolate anche la preparazione per il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti elettronici. Nel terzo blocco rientrano i progetti per il recupero del fosforo, mentre il quarto ambito di intervento copre la preparazione per il riutilizzo e riutilizzo di rifiuti e beni contenenti materie prime critiche e il relativo riciclaggio con produzione di “prodotti da recupero” che contengono questi metalli e sostanze chimiche preziosi per la transizione verde e digitale che scarseggiano e di cui l’Italia è fortemente dipendente dall’estero. Gli obblighi si applicano solo alle imprese che importano nella Ue oltre 50 tonnellate di “prodotti Cbam” nell’anno di riferimento.