Certificati carbonio (Cbam), in arrivo piattaforma di scambio

In corso di predisposizione al luglio 2026 le regole operative Ue per la vendita e l’acquisto su apposita piattaforma dei certificati di cui devono essere in possesso le imprese che importano beni ad alto tasso di carbonio. Le novità sono contenute in una proposta legislativa che attua il regolamento europeo 2023/956/Ue contenente gli adempimenti delle aziende che importano nell’Unione europea beni fabbricati liberando alte quantità di carbonio (cemento, energia elettrica, fertilizzanti, ghisa, ferro e acciaio,alluminio e idrogeno). Questi operatori economici sono soggetti dal 2027 a pagare una “tassa di ingresso” sui prodotti importati. Il tributo ambientale si assolve comprando dalla Commissione europea una serie di titoli, chiamati “certificati Cbam” (acronimo dall’inglese “Carbon border adjustment mechanism” – meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere). La proposta di regolamento in parola, aperta alla consultazione fino al 6 agosto 2026, definisce la Piattaforma europea per le transazioni finanziarie (vendita e riacquisto) dei certificati e il Registro, cioè il sistema centralizzato Ue per la tracciabilità dei titoli (emissione, detenzione, restituzione, annullamento). Sono, inoltre, individuate le modalità di acquisto, riacquisto, determinazione del prezzo dei certificati (fissato dalla Ue in base a determinati parametri) e le commissioni (fee) che le imprese devono pagare per il mantenimento e funzionamento della piattaforma centrale unionale. Ricordiamo che, per la prima volta dal febbraio 2027 le imprese obbligate acquistano i certificati in relazione alle emissioni prodotte nel 2026 e a settembre dello stesso anno li “versano” alla Commissione europea, rivendendo eventualmente alla stessa Ue quelli avanzati rispetto alla CO2 liberata. A regime, ogni settembre gli operatori verseranno i certificati acquistati e relativi alle emissioni dell’anno precedente.