Pubblicate dalla Commissione Ue a metà luglio 2026 le regole di funzionamento del Registro europeo dei passaporti digitali dei prodotti, che consente di individuare i dati contenuti nel documento che “racconta la storia” di un bene in termini di compatibilità con l’economia circolare. La novità arriva in attuazione del regolamento 2024/1781/Ue sulla progettazione sostenibile dei prodotti. In vista della partenza, entro il 19 luglio 2026, di un Registro che raccoglie le informazioni sui passaporti digitali dei prodotti, il nuovo regolamento 2026/1778/Ue individua le modalità tecniche e operative per il suo funzionamento. Si tratta di un “indice” europeo centralizzato che conserva gli identificatori univoci dei prodotti. I dati reali del passaporto digitale rimangono salvati dal fabbricante. Si ricorda che il passaporto digitale è una sorta di “carta di identità” del prodotto: origine, materiali e processi di fabbricazione, utilizzo e manutenzione, gestione del suo fine vita (riparazione, riciclaggio o smaltimento). Le imprese che dovranno “caricare” i dati sono in primo luogo quelle che fabbricano prodotti soggetti ora e in futuro a regole di ecodesign ai sensi del regolamento 2024/1781/Ue, tessili, pneumatici, arredo. Poi ci sono le batterie, i prodotti da costruzione, i giocattoli, i detergenti e tensioattivi. E sono previsti anche per i tessili, l’arredo, la plastica. Nessun obbligo immediato di caricamento dati. L’unico stabilito dalla normativa è quello per la filiera delle batterie (18 febbraio 2027). Le altre scadenze non sono ancora definite.

